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Contraddizioni di Stato... Un nuovo dialogo con Asia Ostertag ex moglie di Vincenzo Mamone PDF Stampa E-mail
Scritto da C.Abbondanza   
luned́ 07 aprile 2008
C'è un cortocircuito nell'azione di contrasto alle mafie, o meglio ci sono norme contraddittorie, superficialità, quando non volontà precise, che ostacolano pesantemente i procedimenti e gli strumenti antimafia. Su tutti la normativa (e l'attuazione) della legge sui collaboratori e testimoni di giustizia che è stata scritta dall'allora Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, con il collega Ministro della Giustizia, l'avvocato Giovanni Maria Flick...
Solitamente le norme si modificano nel tempo per migliorarle, per superare i limiti riscontrati, per adattarle alle evoluzioni dei fenomeni che devono contrastare o affrontare. Questo avviene nei Paesi normali, non in Italia. Se apparentemente la riforma delle norme sul cosiddetto "pentitismo" si possono considerare "aggiornate", anche per l'inserimento - ed il riconoscimento - dei "testimoni di giustizia" (cittadini, estranei ai nuclei e/o attività dei sodalizi mafiosi, che, vittime o semplici testimoni di alcuni fatti delittuosi, decidono di denunciare e testimoniare per portare il loro contributo ai reparti investigativi e giudiziari), la realtà dei fatti ci parla di un pesante "arretramento". 
 
Lo strumento più efficace, come ci ha insegnato l'esperienza del Pool Antimafia di Caponnetto-Falcone-Borsellino, per "penetrare" nelle organizzazioni mafiose, decifrare la vita interna, acquisendo informazioni e prove altrimenti irraggiungibili, è quello dei collaboratori di giustizia. Nonostante questo, nonostante il fatto che siamo l'unico Paese al mondo con un terzo del territorio sotto il controllo militare delle mafie e con l'economia legale inquinata, in tutto il Paese, dai soldi intrisi di sangue dei mammasantissima, nonostante la DIA abbia stimato in 1.800.000 persone gli affili alle diverse mafie italiane e sia stato valutato in oltre il 33% della "ricchezza nazionale" il patrimonio e le risorse provenienti dalle attività illecite delle mafie, gli autori della riforma della legge sui collaboratori e testimoni di giustizia hanno ritenuto che in Italia "ci fossero troppi pentiti".  
 
Ora iniziamo a vedere cosa succede in conseguenza a quella riforma ed alla parallela approvazione del cosiddetto "Giusto Processo" che impedisce di utilizzare le dichiarazioni verbalizzate (verificate e riscontrate quali attendibili e pienamente veritiere, con i dovuti riscontri) nei processi se non vengono confermate in Aula, durante il dibattimento. Due riforme che hanno messo in "cortocircuito" uno dei capisaldi, l'arma più efficace dello Stato, nell'azione di contrasto alle organizzazioni mafiose, facendo sì che l'unico effetto è stato, come più volte denunciato in vano dalla Procura Nazionale Antimafia, dalle DDA e dalla Commissione Antimafia, il disincentivare la "collaborazione", come la "testimonianza", di Giustizia.  
 
Pino Masciari in questi giorni sta combattendo una battaglia non contro la 'ndrangheta, ma contro questo "cortocircuito". Sta denunciando che il sistema di protezione non funziona, che non è possibile che quanti decidono, come lui, di denunciare i mafiosi ed il sistema di collusioni, connivenze e complicità (esteso sin dentro le Istituzioni), contribuendo all'accertamento della verità processuale e, quindi, alle condanne, vengano "dimenticati", passino le pene dell'inferno insieme ai propri familiari, da deportati, privati di una effettiva libertà. 
 
Pino Masciari non è solo. Non lo è nemmeno nel denunciare questo sistema che non funziona. 
Ecco quindi un nuovo dialogo, dopo due anni, con Asia Ostertag, ex moglie di Vincenzo Mamone, che racconta pubblicamente la sua esperienza. 
 
Asia, inizia tu.

Ho visto la protesta e la denuncia di Pino Masciari. Sono andata a vedere il suo blog e non potevo stare in silenzio. Le stesse ragioni che mi hanno spinto nel 2005 ad imboccare quella sua stessa strada, mi spingono a fare qualcosa per sostenere Pino, sua moglie ed i suoi bambini. Quello che dice è vero, è quello che ho vissuto anche io. Non possiamo lasciarlo solo, sta combattendo per tutti coloro che vogliono sconfiggere la mafia, sta rischiando in prima persona, con la sua famiglia, la vita. Subisce le contraddizioni di norme ambigue e le superficialità di pezzi dello Stato che, per molteplici ed a volte gravi ragioni, ti rendono la vita impossibile, senza più libertà. So come ci si sente; è una sensazione di smarrimento, di isolamento, che fanno crescere la frustrazione e la desolazione dentro, nella consapevolezza che la 'ndrangheta può raggiungerti e colpirti direttamente o colpendo i tuoi affetti più cari. Ecco perché sentivo il dovere di dire che Pino non è un folle, è una persona coraggiosa che ha voglia di vivere e vuole, giustamente, che i suoi figli, come sua moglie, possano vivere serenamente, uscendo dall'incubo che è l'unica costante presenza al tuo fianco. 
 
Asia, vorresti ricordare cosa accadde dopo quel "dialogo" che facemmo nel finire del 2005 e che il Secolo XIX riprese l'otto dicembre? 
 
Dopo il dialogo ho iniziato a raccontare ai reparti investigativi ed ai magistrati della DDA tutto. Da quel momento dovevo tagliare con la vita precedente. Quando è uscito l'articolo su Il Secolo XIX sono intervenuti i reparti investigativi per spostarmi perché lì non ero più sicura. 
Voi sapete, perché in quel periodo sino alla risposta della Commissione Centrale del Ministero degli Interni, mi siete stati vicini. In quella fase iniziale, per me durata tre mesi ma per altri molto di più, come mi segnalava l'Avvocato Galasso, sei praticamente solo. Tra l'inizio delle verbalizzazioni con la sottoscrizione del "patto" con lo Stato e la risposta della Commissione, la protezione messa in atto è molto soft, la cosiddetta protezione dinamica, passa una pattuglia una tantum davanti al sito dove sei. Addirittura, pur senza lavorare, devi trovarti inizialmente una sistemazione, devi arrangiarti in tutto e fatto pesantissimo: le persone vicine a te sono escluse da ogni forma di protezione. 
Gli agenti della DIA con cui ho avuto rapporti, quelli che hanno seguito questa fase, sono stati straordinari, sia dal punto di vista professionale che umano. Hanno lavorato intensamente, senza farsi sconti. Hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità e competenze. I problemi gravi di questa fase, come buona parte di quelli successivi, sono dovuti alle norme, alla burocrazia, a procedure confuse, lente e contraddittorie. 
 
La Commissione Centrale del Ministero degli Interni ha esaminato il fascicolo accogliendo l'istanza della DDA di Genova ed inserendoti nel programma di protezione a febbraio 2006. Da lì cosa è cambiato? 
 
Mi hanno avvisata che avrei dovuto recuperare tutto quello che mi serviva ed i soldi perché a breve sarei stata spostata nella sede protetta. Naturalmente io da sola, senza mia figlia, minore affidata a me, nonostante che io avessi precisato nel "patto" sottoscritto che lei avrebbe dovuto essere con me. Pensate che avevo indicato la scelta di una sede protetta non "umida", mi hanno mandato al mare... mi chiedo se a livello Centrale leggano i verbali, gli atti. 
 
Quali altre problematiche si sono evidenziate? 
 
Quella fondamentale è che non ti vengono date nuove generalità. Tu sei obbligato, pena l'espulsione dal sistema di protezione, a non rivelare la tua identità, ma come fai se non ne hai una nuova? Se ad esempio devi recarti ad una visita medica, devi esibire le tue generalità, non puoi mica inventartele o presentarti come "nessuno". Gli unici documenti, quelli strettamente necessari per eventuali emergenze, erano con dati non corretti, così se usi quelli rischi di insospettire qualcuno e, visto che sei in un luogo dove non conosci nessuno, non è una situazione che fa stare tranquilli. 
Pino ad esempio denuncia spesso che i suoi figli, nella sede protetta, vanno a scuola con il loro nome e cognome veri... ha ragione: è folle questa situazione, è un rischio continuo. La 'ndrangheta ha occhi e orecchie ovunque! 
 
Non puoi lavorare perché riveleresti la tua identità. Se per caso ti trovi un posto di lavoro per guadagnarti lo stipendio e soprattutto per non sentirti un recluso, un oggetto, ti arriva la diffida e la segnalazione all'Ufficio Centrale che può sbatterti fuori dal "sistema di protezione". 
Se vai in Ospedale per una patologia e porti i precedenti esami violi il "patto" e ti sbattono fuori.  
 
Prima dicevi che avevi chiesto che tua figlia, affidata a te, fosse portata con te. Noi abbiamo chiesto ad uno dei maggiori conoscitori del Diritto Minorile in Italia che ci ha comunicato che in effetti è così che deve essere e che l'Ufficio Centrale è responsabile dell'organizzazione di eventuali spostamenti del minore per le necessità previste dalla legge. Ed invece... 
 
Invece niente. Il sistema di protezione non ha saputo gestire questa situazione. Non ha nemmeno saputo organizzare degli incontri periodici per permettermi almeno di vedere mia figlia, di stare un po' con lei. Mi ha negato la possibilità di essere genitore. E questo ti costringe, alla fine, a violare il "patto", o meglio ti porta a non rispettarlo come non lo rispettano loro. Non puoi rinunciare ai tuoi figli! 
E' per questo che ad un certo punto non ce lo più fatta, sentivo telefonicamente mia figlia e mi mancava. Io mancavo a lei. Così ho preso e sono tornata a Genova. Sapete anche voi quanta fatica per tornare nella sede protetta, tre giorni per organizzare un viaggio ed anche qui gli agenti che lo hanno fatto sono stati gentilissimi. Ripeto il problema sono le norme, la burocrazia, le procedure... I NOP (nuclei operativi protezione, ndr) scrivono all'Ufficio Centrale, questi poi deve rispondere, quindi i NOP devono organizzarsi e muoversi, tempi improponibili! 
 
Già questi sono aspetti, problematiche, pesanti. Altre criticità? 
 
Quando si entra nel "sistema di protezione" tutto diventa relativo, come sempre quando vi è superficialità e disattenzione, per qualsivoglia ragione. 
Vi è una inadeguatezza fondamentale: quella del budget che ti viene messo a disposizione. Praticamente l'equivalente di una pensione minima, altro che le cifre che spesso i giornali sparano. Con questo devi pagarti le bollette, il cibo, le medicine, le spese per la casa e quant'altro. E' chiaro che questo budget non è adeguato al costo della vita. Ed anche qui non puoi chiedere aiuto a nessuno. Sei una località dove non conosci nessuno, dove non hai punti di riferimento. Non puoi nemmeno chiedere alle persone che ti sono vicine di aiutarti perché per farti mandare qualcosa, che so, ad esempio un vaglia, riveleresti dove sei e quindi violeresti il segreto sulla tua sede protetta, guadagnandoti, se ti va bene, una diffida, se non addirittura l'espulsione dal programma di protezione. 
Poi ci sono le volte che non ti arriva nemmeno accreditato il budget mensile e così magari rimani senza luce per giorni, senza possibilità di mangiare. Non è possibile! 
Se cerchi di sopravvivere violi il "patto", prendi diffide su diffide. Chiedi di avere quanto concordato nel "patto" e ti diffidano, poi ti espellono dal programma di protezione ed il tuo legale deve fare ricordo al TAR, e quando lo vinci ritorna la medesima situazione. 
 
Pino Masciari racconta spesso, negli incontri che ha fatto in giro per l'Italia e che per fortuna tutti possono vedere grazie a internet, che gli hanno spedito due multe al suo vecchio indirizzo in Calabria, con l'indicazione del luogo dove avrebbe commesso le infrazioni, cioè della località protetta. E' assurdo ma è vero! Queste cose accadono. Io avevo l'auto, naturalmente con la vecchia targa, chiaramente riconoscibile. Dove l'avevo parcheggiata vi è periodicamente un mercato. Io non lo sapevo, non essendo del posto. Alla fine sono arrivati i vigili ed è stato il putiferio. Sono dovuta andare al Comando della Polizia Municipale ma non potevo fornire i documenti perché mi era stato detto che se l'avessi fatto avrei violato il "patto". Alla fine sono arrivati i NOP e mi hanno fatto una diffida.  
Un altro esempio della "superficialità" del sistema è questa: spesso mi portavano a mangiare in un ristorante dove ero sempre l'unica donna, e gli altri erano tutti imprenditori di passaggio. In un contesto così è normale che io possa aver attirato l'attenzione di qualcuno, essendo appunto l'unica donna, ed in più alcuni di quegli imprenditori potrebbero essere in affari con le società della famiglia Mamone e quindi avrebbero potuto riconoscermi.
 
Altro aspetto assurdo è che ti venga proibito di utilizzare internet. Oggi, con internet hai l'accesso alla conoscenza, all'informazione. Uno potrebbe pensare che questa restrizione sia dettata dalla necessità di non permettere eventuali identificazioni della località dove ti trovi. Peccato che esistano sistemi, anche semplici, per mascherare la collocazione fisica di un computer in rete. Peccato, anche, che la stessa restrizione non sia adottata per telefono fisso o cellulare. Infatti le comunicazioni telefoniche, facilmente rintracciabili dai sodalizi mafiosi vista la rete di infiltrazione che questi hanno raggiunto, sono invece possibili. Siamo ad un'altra assurdità. 
 
Problemi che derivano da norme, ma anche dalle direttive centrali, da un sistema non gestito dalla magistratura ma da organi soggetti ai condizionamenti politici. Poi vi sono le problematiche derivanti dall'inadeguatezza della preparazione di quanti devono seguire la gestione operativa. Tra i testimoni di giustizia, come tra i collaboratori, ci sino coloro che hanno fornito elementi utili ad indagini per delitti di sangue e quanti invece hanno fornito elementi sulla rete di infiltrazione nell'economia e negli appalti, quelli le cui dichiarazioni rientrano quindi in procedimenti più veloci, con indagini magari già avanzate e - se così si può dire - più semplici, ed altri che con le loro testimonianze concorrono ad indagini più lunghe, delicate, che richiedono tempi e attività investigative particolarmente complesse. Tutti rischiano la vita. Soprattutto con la 'ndrangheta... che non fa' distinzione tra chi "parla" di un reato di sangue e chi invece di appalti o corruzione. Questo è un aspetto che dovrebbe essere compreso, tenuto sempre presente da chi opera nel "sistema di protezione"... ma che a volte sembra non essere pienamente compreso. Se vieni riconosciuto testimone o collaboratore di giustizia la protezione deve esserci senza mezzi termini. Quando si compie quella scelta, si crea una frattura con la vita passata, non si torna indietro... e lo "sgarro" non ti viene perdonato... lo Stato deve esserci a darti una "nuova vita", non può privarti, consciamente o meno, della tua dignità o farti vivere in un incubo per te e soprattutto per i tuoi affetti.  
 
Quindi cosa hai deciso di fare a quel punto? 
 
Semplice: abbandonare il sistema di protezione. Non ce la facevo più. A settembre l'esasperazione ho detto basta! Sono tornata dove, almeno, conosco territorio, persone... dove soprattutto posso vedere mia figlia! Sono tornata a Genova, non avevo scelta! 
Non sono certamente mancati i problemi, anzi... Non riuscivo a trovare un posto di lavoro, tanto da dover aprire un'attività autonoma... dovevo garantirmi un'entrata per poter vivere e non potevo permettermi di restare ferma. Dovevo fare qualcosa, qualunque cosa, mi permettesse di sopravvivere! 
Naturalmente questa scelta non ha aiutato a garantirmi maggiore sicurezza. Vi sono stati ripetuti episodi che hanno evidenziato i rischi che non svaniscono con il passare del tempo. Vi sono stati molteplici danneggiamenti all'auto, sino a quando ho deciso di farla demolire... non potendo permettermi, economicamente e psicologicamente, di farla riparare continuamente a freni e cambio... Ho subito un durissimo pestaggio, in un luogo pubblico, pieno di gente, ma su questo non posso dire altro visto che vi è un indagine in corso presso la Procura competente... 
Vi sarebbe molto altro da dire, altri episodi inquietanti, ma sarebbero solo ulteriori esempi e credo che si rischierebbe di perdere di vista il problema centrale per cui ho creduto opportuno parlare... Pino Masciari. Pino ha ragione e lo ringrazio per il coraggio e la forza che sta dimostrando e gli sono vicina. Spero che questo nostro dialogo, quello che si potrà continuare a fare, possa davvero essere di aiuto a cambiare le cose... non tanto per noi, ma per i nostri figli. 
 
Il pubblico ministro al processo a Savona alla cosca Gullace-Raso ha denunciato le intimidazioni e minacce da te subite, quando tu in Aula, dopo questa esperienza che ci hai raccontato, ti sei avvalsa della formulazione "non confermo" - prevista dalle nuove normative - rispetto a quanto avevi verbalizzato e che era stato riscontrato come attendibile e vero...

 
Si. Il Parlamento, tutto, ha previsto che occorra confermare in Aula quanto già verbalizzato e accertato in fase di indagine, ma in parallelo non garantisce un sistema di protezione adeguato. In questo contesto non potevo che avvalermi della possibilità di "non confermare". Il pm è intervenuto con nettezza per sottolineare la mia situazione.
Credo che le cose debbano cambiare e per questo ho fatto quella scelta nel 2005, dopo, e ci tengo a ricordarlo, 9 anni di denuncie inascoltate. Ho incontrato, come Pino Masciari e tanti altri, questo "cortocircuito" nello Stato, ma, come certamente anche lui, ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie, soprattutto come gli agenti della DIA di Genova, o amici che, come voi, mi siete stati vicini. Dobbiamo andare avanti, fare rete, dire quello che non funziona... dire la verità! Serve che si capisca che per farcela non servono nuovi eroi morti, ma cittadini vivi! 
 
Qualcosa d'altro? 
 
Credo che sia importante che passi un messaggio. Dobbiamo tenere i riflettori accesi, non lasciare soli, isolati coloro che combattono, con diversi ruoli, le mafie. La visibilità spesso è l'unica assicurazione! Per questo è importante che se ne parli, che vi sia informazione su tutto questo... l'isolamento ed il silenzio uccidono, prima di tutto dentro! Le cose che non funzionano possono essere superate, ma occorre dirle e soprattutto dirle in tanti.



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1893 Emanuele Notarbartolo. 1896 Emanuela Sansone. 1905 Luciano Nicoletti. 1906 Andrea Orlando. 1909 Joe Petrosìno. 1911 Lorenzo Panepinto. 1914 Mariano Barbato. Giorgio Pecoraro. 1915 Bernardino Verro. 1916 Giorgio Gennaro. 1919 Giovanni Zangara. Costantino Stella. Giuseppe Rumore. Giuseppe Monticciolo. Alfonso Canzio. 1920 Nicolò Alongi. Paolo Li Puma. Croce Di Gangi. Paolo Mirmina. Giovanni Orcel. Stefano Caronia. 1921 Pietro Ponzo. Vito Stassi. Giuseppe Cassarà. Vito Cassarà. Giuseppe Compagna. 1922 Domenico Spatola. Mario Spatola. Pietro Spatola. Paolo Spatola. Sebastiano Bonfiglio. Antonino Scuderi. 1924 Antonino Ciolino. 1944 Santi Milisenna. Andrea Raja. 1945 Calogero Comaianni. Nunzio Passafiume. Filippo Scimone. Calcedonio Catalano. Agostino D’alessandro. Calogero Cicero. Fedele De Francisca. Michele Di Miceli. Mario Paoletti. Rosario Pagano. Giuseppe Scalia. Giuseppe Puntarello. 1946 Angelo Lombardi. Vittorio Epifani. Vitangelo Cinquepalmi. Imerio Piccini. Antonino Guarisco. Marina Spinelli. Giuseppe Misuraca. Mario Misuraca. Gaetano Guarino. Pino Camilleri. Giovanni Castiglione. Girolamo Scaccia. Giuseppe Biondo. Giovanni Santangelo. Vincenzo Santangelo. Giuseppe Santangelo. Giovanni Severino. Paolo Farina. Nicolò Azoti. Fiorentino Bonfiglio Mario Boscone Francesco Sassano Emanuele Greco Giovanni La Brocca Vittorio Levico 1947 Accursio Miraglia. Pietro Macchiarella. Nunzio Sansone. Emanuele Busellini. Margherita Clesceri. Giovanni Grifò. Giorgio Cusenza. Castrenze Intravaia. Vincenzina La Fata. Serafino Lascari. Giovanni Megna. Francesco Vicari. Vito Allotta. Giuseppe Di Maggio. Filippo Di Salvo. Vincenzo La Rocca. Vincenza Spina. Provvidenza Greco. Michelangelo Salvia. Giuseppe Casarrubea Vincenzo Lo Iacono. Giuseppe Maniaci. Calogero Cajola. Vito Pipitone. Luigi Geronazzo. 1948 Epifanio Li Puma. Placido Rizzotto. Giuseppe Letizia. Calogero Cangelosi. Marcantonio Giacalone. Antonio Giacalone. Antonio Di Salvo. Nicola Messina. Celestino Zapponi. Giovanni Tasquier. 1949 Carlo Gulino. Francesco Gulino. Candeloro Catanese. Michele Marinaro. Carmelo Agnone. Quinto Reda. Carmelo Lentini. Pasquale Marcone Armando Loddo. Sergio Mancini. Antonio Bubusa. Gabriele Palandrani. Giovan Battista Alce. Ilario Russo. Giovanni Calabrese. Giuseppe Fiorenza. Salvatore Messina. Francesco Butifar. 1951 Antonio Sanginiti 1952 Filippo Intile. 1955 Salvatore Carnevale. Giuseppe Spagnuolo. 1957 Pasquale Almerico. Antonino Pollari. 1958 Vincenzo Di Salvo. Vincenzo Savoca 1959 Anna Prestigiacomo. Giuseppina Savoca. Vincenzo Pecoraro. Antonino Pecoraro. 1960 Antonino Damanti Cosimo Cristina. Paolo Bongiorno. 1961 Paolino Riccobono. Giacinto Puleo. 1962 Enrico Mattei. 1963 Giuseppe Tesauro. Mario Malausa. Silvio Corrao. Calogero Vaccaro. Pasquale Nuccio. Eugenio Altomare. Giorgio Ciacci. Marino Fardelli. 1966 Carmelo Battaglia. 1967 Giuseppe Piani. Nicola Mignogna 1968 Francesco Pignataro. Giuseppe Burgio. Salvatore Surolo. 1969 Orazio Costantino. 1970 Mauro De Mauro. 1971 Pietro Scaglione. Antonino Lorusso. Vincenzo Riccardelli. 1972 Giovanni Spampinato. Giovanni Ventra. Domenico Cannata. Di Maio Paolo. 1974 Angelo Sorino. Emanuele Riboli 1975 Calogero Morreale. Gaetano Cappiello. Francesco Ferlaino. Domenico Facchineri Francesco Facchineri Tullio De Micheli 1976 Gerardo D’arminio. Giuseppe Muscarelli. Pasquale Cappuccio. Caterina Liberti. Salvatore Falcetta Carmine Apuzzo Salvatore Longo Salvatore Buscemi Francesco Vinci Mario Ceretto Alberto Capua Vincenzo Ranieri Vincenzo Macrì 1977 Rocco Gatto. Stefano Condello. Vincenzo Caruso. Giuseppe Russo. Filippo Costa. Attilio Bonincontro. Donald Mackay Mariangela Passiatore Stefano Condello Vincenzo Caruso 1978 Ugo Triolo. Giuseppe Impastato. Antonio Esposito Ferraioli. Salvatore Castelbuono. Gaetano Longo Paolo Giorgetti 1979 Filadelfio Aparo. Mario Francese. Michele Reina. Giorgio Ambrosoli. Boris Giuliano. Calogero Di Bona. 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Pier Francesco Leoni. Susanna Cavalli. Angela Calvanese. Carmine Moccia. Valeria Moratello. Franco Puzzo. Michele Brescia. Santo Calabrese. Antioco Cocco. Vincenzo Vento Pietro Busetta Salvatore Squillace 1985 Pietro Patti. Giuseppe Mangano Gioacchino Taglialatela Sergio Cosmai Giovanni Carbone. Barbara Rizzo Asta. Giuseppe Asta. Salvatore Asta. Beppe Montana. Antonino Cassarà. Roberto Antiochia. Giuseppe Spada. Enrico Monteleone. Giancarlo Siani. Biagio Siciliano. Giuditta Milella. Carmine Tripodi. Graziella Campagna. Morello Alcamo. Giuseppe Macheda. Roberto Parisi 1986 Paolo Bottone. Giuseppe Pillari Filippo Gebbia Antonio Morreale Francesco Alfano. Antonio Pianese Vittorio Esposito. Salvatore Benigno Claudio Domino. Filippo Salsone. Antonio Sabia Giovanni Giordano Nunziata Spina Antonio Bertuccio Francesco Prestia Domenica De Girolamo 1987 Giuseppe Rechichi. Rosario Iozia. Giuseppe Cutroneo. Rosario Montalto. Sebastiano Morabito. Antonio Civinini. Carmelo Iannò. Carmelo Ganci. 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Vincenzo Miceli Elisabetta Gagliardi. Giuseppe Orlando. Michele Arcangelo Tripodi. Pietro Caruso. Nunzio Pandolfi. Arturo Caputo. Roberto Ticli. Mario Greco. Rosario Sciacca. Giuseppe Marnalo. Francesco Oliviero. Cosimo Durante. Angelo Raffaele Longo. Cataldo D’ippolito. Raffaela Scordo. Emilio Taccarita. 1991 Valentina Guarino. Angelica Pirtoli. Giuseppe Sceusa. Salvatore Sceusa. Vincenzo Leonardi. Antonio Carlo Cordopatri. Angelo Riccardo. Andrea Savoca Domenico Randò. Sandra Stranieri Antonio Scopelliti. Libero Grassi. Fabio De Pandi. Giuseppe Aliotto. Antonio Rampino. Silvana Foglietta. Salvatore D’addario. Renato Lio. Giuseppe Leone Francesco Tramonte. Pasquale Cristiano. Stefano Siragusa Alberto Varone Felice Dara Vincenzo Salvatori Serafino Ogliastro Vito Provenzano Giuseppe Grimaldi Salvatore Tieni Nicola Guerriero Giuseppe Sorrenti Antonio Valente 1992 Salvatore Aversa. Lucia Precenzano. Paolo Borsellino. Antonio Russo Antonio Spartà. Salvatore Spartà. Vincenzo Spartà. 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Paolo Borsellino
19 LUGLIO 1992
19 LUGLIO 2009
basta alla retorica ed
all'ipocrisia sulle stragi
che hanno posto il
sigillo sul patto
tra Stato e Mafia

ritroviamoci
davanti alle Procure
d'Italia, domenica
19 luglio 2009,
con un "agenda rossa"


La Casa della Legalità
sostiene e aderisce
alla mobilitazione del
"comitato19luglio2009"
La memoria
è impegno!!!

clicca qui per
il video realizzato
dal Pbc sulla
mobilitazione del
19 luglio 2009
a Genova


clicca qui per
i video
della
manifestazione del
26 settembre 2009
a Milano "Agora' per
l'Agenda Rossa
"

Leggi e guarda
anche il video

23 maggio 2009
LA MEMORIA
NASCOSTA


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STOP AL CONSUMO
DI TERRITORIO
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IL FUTURO NON E' SCRITTO
JOE STRUMMER

ora anche in DVD

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CHE TEMPO CHE FA
Vi siete convinti, adesso,
che Fabio Fazio è patetico?
Quante volte ve l'ho detto?
Ehi!
Credevo teneste il conto!
Daniele Luttazzi
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cammino, anche
se arduo e difficile.
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A BREVE
NUOVI AGGIORNAMENTI
sulla 'Ndrangheta
tra Liguria e Lombardia

I VOLANTINAGGI
NON DEVONO
AVERE ALCUNA
AUTORIZZAZIONE

Grazie all'allora Pretore
Antonino Caponnetto
la Corte Costituzionale
con la 1° sentenza,
nel 1956, sancì che in
applicazione dell'art.21
della Costituzione non
possa esservi norma
che preveda una
"autorizzazione"
per effettuare un
volantinaggio.
LEGGI E DIFFONDI
LA SENTENZA
clicca qui
 

"Tra la via Emilia e il Clan" il primo volume dei Quaderni dell'Attenzione 
la presentazione del libro,
l'indice, ed i video

clicca qui

le presentazioni
14.03.2010 - GENOVA
25.03.2010 - REGGIO EMILIA
26.03.2010 - FERRARA
1.4.2010 - SESTRI LEVANTE
7.04.2010 - ASCOLI PICENO
8.05.2010 - LA SPEZIA
9.05.2010 - TORINO
9.06.2010 - FORLI'
29.06.2010 - PARMA
30.06.2010 - MILANO
date da definire
IMOLA, LUGO, RIMINI,
SAN LAZZARO,
CESENA, FIRENZE...

COME AVERE
UNA COPIA
DEL LIBRO?
CLICCA QUI


LE PROSSIME
PRESENTAZIONI:


 
29 GIUGNO 2010
PARMA
presentazione libro
“TRA LA VIA
EMILIA E IL CLAN”

ore 21
Auditorium
Toscanini
in Via Cuneo


30 GIUGNO 2010
MILANO

presentazione libro
“TRA LA VIA
EMILIA E IL CLAN”

ore 21
presso Cooperativa
La Liberazione
Via Limellina 14
  La Colata

è uscito
"LA COLATA"

nuovo libro-inchiesta
dove si parla delle
colate di asfalto e
cemento che
devastano l'Italia.
Nel libro sono riprese
molte delle questioni
che abbiamo affrontato
e sollevato come
Casa della Legalità,
dalla speculazioni
in Liguria, agli affari
della Chiesa e degli
uomini dell'Opus Dei,
la storia del calcestruzzo
che abbiamo documentato
nel libro "Tra la via Emilia
e il Clan", per passare
dalla piana Toscana
sino a Marsala.
Fatti, dati, nomi, luoghi
un lavoro documentato
e preciso di inchiesta
per permetterci di
conoscere e quindi
di reagire.
Il libro, ed.Chiarelettere,
è scritto da
Ferruccio SANSA
Marco PREVE
Andrea GARIBALDI
AntoniO MASSARI
Giuseppe SALVAGGIULO
vai alla scheda del libro
sul sito di chiarelettere

I VIDEO

MARCO PREVE

per vedere il video
su Youtube - clicca qui


FERRUCCIO SANSA

per vedere il video
su Youtube - clicca qui

Economia
sommersa,
illegale e
criminale

Documento integrale
presentato da
Franco Archibugi,
Alessandro Masneri,
Giorgio Ruffolo
ed Elio Veltri
ai fini della costituzione
di un Gruppo di studio -
approfondimento e di
relative iniziative sui
problemi della
economia sommersa
e sull'evasione fiscale
e contributiva

CLICCA QUI
DIRITTI
NATURA
SALUTE


DOSSIER
SUGLI EFFETTI
SULLA SALUTE
dell'INCENERIMENTO
DEI RIFIUTI

per Autorità dello Stato,
Magistrati e Giornalisti
-- ISDE --
clicca qui

PESTICIDI
CANCRO
E SALUTE

di Patrizia Gentilini
Associazione Medici per
l’Ambiente ISDE Italia
clicca qui

NAVI TOSSICHE
Nuova inchiesta
e foto shock
dalla Somalia
Navi tossiche, nuove foto dalla Somalia
la sintesi (IT)
formato .pdf
il dossier (EN)
formato .pdf
vai alla galleria
fotografica sul sito
di Greenpeace


E' USCITO
"Le navi della vergogna" il libro-inchiesta di Riccardo Bocca
il libro-inchiesta
"LE NAVI DELLA
VERGOGNA"

Un lavoro serio e
documentato di
Riccardo Bocca,
che ancora una volta
affronta la questione
delle navi dei veleni
guardando ai fatti
e senza cedere a
distorsioni di comodo
vai alla scheda del libro
CLICCA QUI 
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ONLINE
CLICCA QUI
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Mafia Pulita
il libro di Elio Veltri
e Antonio Laudati

Le organizzazioni criminali
italiane alla conquista
dell'economia legale
e globale

(edizioni Longanesi)
leggi la scheda
e l'intervista ad Elio Veltri
di DemocraziaLegalità.it
clicca qui
lo speciale su "Il Partito del Cemento"
Giulio Andreotti
(mafioso prescritto)
tra bandiere vaticane
e alte uniformi
13.05.2008 - Genova
Andreotti è un mafioso prescritto. A Genova...
l'articolo ed il video

... e le riflessioni
del giorno dopo
clicca qui


gladio.jpgmid.jpg
Dove c'è Andreotti,
il sodale di Cosa Nostra,
spuntano sempre
gli uomini dell'Opus Dei,

della Massoneria,

con le ombre dello Ior

e della P2...

e naturalmente son

presenti anche i Servizi

(sempre servi e deviati)

che spingono tanto da

far cadere un cittadino

che "disturba"

il custode dei misteri.


Anche se è scappato,

mentre i graduati

non lo facevano

identificare, la faccia

è ben impressa...

Quindi alla prossima

DOCUMENTI
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RELAZIONE DIA
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I semestre 2009
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